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                                                                    Domenica 29 Novembre 2020

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ADDIO A UN GRANDE ARTISTA, DANILO MONTENEGRO

ADDIO A UN GRANDE AMICO, GIOVANNI GUZZO

ADDIO AL MARESCIALLO PRASTARO

CACCURI: NESSUN NUOVO CONTAGIO  E 7 GUARITI
 

IL FATTO

       
NON E' GIORNALISMO

  VERGOGNA! 

UN EROE CALABRESE A KINDU' 
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                         IL FATTO      

                                                           

                              NON E' GIORNALISMO



     Chiedo per me, non per un amico, gli amici, se lo desiderano chiederanno per conto loro, ma questo vi sembra un titolo corretto e onesto? Per me è un tantino subdolo, anzi abbastanza subdolo. Il veleno e l'odio, si instillano anche con un titolo apparentemente innocuo, ma che è concepito per diventare una vera bomba. "A rischio il cenone della vigilia", finisce che questo governo dittatoriale, quest'accozzaglia di pericolosi incapaci potrebbe impedirà anche di cenare la sera di Natale e chissà se nei prossimi giorni magari anche di andare al bagno.  Uno legge un titolo come questo, parte in quarta e comincia a vomitare bile sui social innescando una canea furibonda. E oplà, il gioco è fatto. In realtà non è a rischio il cenone, ma i lauti guadagni di chi da decenni ha trasformato la festa della nascita di Cristo, quello che nacque " in una grotta al freddo e al gelo" e per il quale "Non c'erano panni e fuoco" in un'orgia consumistica e che vorrebbero continuare in questo andazzo infischiandosi delle decine di migliaia di morti di covid. Non so per voi, ma per me questo non è giornalismo. 

                                                VERGOGNA! 

   La decisione dei dirigenti Rai di impedire al presidente della Commissione antimafia di partecipare a una trasmissione dell’emittente pubblica pagata da tutti i cittadini, proprio mentre viene arrestato per presunti rapporti con la ndrangheta del presidente del consiglio regionale della Calabria, indipendentemente dalle infelici frasi pronunciate dall’onorevole Morra a commento delle vicende calabresi, è di una gravità  inaudita e non trova riscontro nemmeno nelle scellerate gesta dei peggiori dittatori comparsi sulla faccia del pianeta. Una televisione di Stato che ospita cani e porci, cialtroni dediti al turpiloquio e all’aggressione verbale, figli di mafiosi, capipopolo e agitatori travestiti da giornalisti e che censura il presidente di un importante commissione del Parlamento non merita un canone fra l’altro estorto nella bolletta elettrica, indipendentemente se guardi o non guardi I soliti ignoti, Tale e quale show o l’Eredità o Ballando nelle stalle, programmi che, come la musica andina di Dalla, sono di una noia mortale e sono decenni che si ripetono sempre uguali. Di fronte a una così odiosa censura un paese normale sarebbe insorto, ci sarebbero stati cortei, barricate, prese di posizione di esponenti politici, si sarebbe convocato il Consiglio di sicurezza dell’ONU, i vertici Rai sarebbero stati destituiti immediatamente. Qui, invece non succede niente, nemmeno i tremebondi partiti di governo, compreso quello dell’on. Morra, hanno qualcosa da ridire e se ne stanno zitti e buoni come quei tedeschi che assistevano senza reagire alle prepotenze dei nazisti contro gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali, convinti che a loro non sarebbe capitato mai niente di tutto quello. Vergogna!  

                               UN EROE CALABRESE A KINDU' 



   Qualche giorno fa cadeva il 59° anniversario dell'eccidio di Kindù,  una orribile strage di una sporca guerra civile fomentata dal colonialismo europeo e occidentale in un paese africano che provocò la morte di 13 aviatori italiani in missione di pace.
  I 13 soldati italiani, tra i quali il sergente maggiore Antonio Mamone di Isola Capo Rizzuto, facevano parte di  due C-119 Fairchild  Lyra 5 e Lupo 33, bimotori da trasporto della 46ª Aerobrigata di stanza a Pisa in missione a Kindù, nell'ex Congo belga per rifornire di viveri una base
di caschi blu malesi, ma, scambiati per paracadutisti della regione secessionista del Katanga, furono catturati e uccisi dai soldati congolesi.
  La guerra civile era scoppiata quando nel Congo, a seguito dell'indipendenza dal Belgio, le potenze colonialiste fomentarono la secessione del Katanga, la più ricca provincia mineraria, dopo l'assassinio di Patrice Lumumba, primo ministro democraticamente eletto, da parte di truppe fedeli al golpista Mobutu col solito appoggio e sostegno dei paesi occidentali, Belgio in primis che voleva continuare a sfruttare la vecchia colonia e CIA. Una vicenda analoga a quella che quasi un decennio dopo si ripeté in Cile. Il sanguinario dittatore, infatti, abolì partiti e ogni forma di opposizione e instauro un regime corrotto che fu definito "cleptocrazia" e che soffocò il paese fino al 1997, anno della morte del tiranno. Il destino volle che negli anni '60 questo dittatore incontrasse anche i miei genitori nell'hotel svizzero nei pressi di Losanna nel quale lavoravano e dove alloggiava con tutta la sua corrotta corte. Nell'occasione diede loro anche qualche generosa mancia frutto dello sfruttamento dei suoi poveri connazionali, cosa che i miei, naturalmente ignoravano perché a saperlo mio padre l'avrebbe certamente rifiutata.  
   Il sergente maggiore Mamone, parente del compianto amico Romeo Fauci,  aveva solo 28 anni quando i golpisti congolesi lo trucidarono barbaramente. In seguito fu decorato con la medaglia d'oro al valor militare con al seguente motivazione:
«Membro dell’equipaggio di un velivolo impegnato in una missione di trasporto aereo nel quadro della partecipazione italiana all’intervento di intermediazione delle Forze dell’ONU nell’Ex-Congo, consapevole dei pericoli cui andava incontro, ma fiducioso nei simboli dell’Organismo internazionale e convinto della necessità di anteporre la costruzione della nascente Nazione all’incolumità personale, sopraffatto da un’orda di soldati sfuggiti al controllo delle forze regolari, percosso gravemente sotto la minaccia delle armi, pur protestando la nazionalità italiana e la neutralità delle parti, preso in ostaggio, veniva fatto oggetto di continue nuove violenze e barbaramente trucidato, offrendo la propria vita per la pacificazione dei popoli e destando vivissima commozione nel mondo intero. Luminoso esempio di estrema abnegazione e di silenzioso coraggio fino al martirio.»
— Kindu, 11 novembre 1961[2]


                        

                             ULTIME NOTIZIE  

17/11/2020

       ADDIO A UN GRANDE ARTISTA, DANILO MONTENGEGRO



    Se n'è andato anche Danilo Montenegro, un grande artista, uno dei più apprezzatii interpreti della canzone popolare calabrese, un mago della chitarra battente e di altri strumenti musicali caratteristici. Di lui ho tantissimi ricordi: da una cena a casa mia con lui, Giovanni Spatafora e Vincenzo De Franco, a due sue serate alle feste de l'Unità che organizzavo negli anni '80, a una iniziativa nella Torre di Melissa nel corso della quale gli scattai la prima foto a sinistra, a una serata memorabile nel piazzale del Convento quando nell'agosto del 2013, come responsabile del Premio di poesia dialettale Umberto Lafortuna, nell'ambito del Premio Caccuri, lo volli alla serata di premiazione dei vincitori assieme ad altri due cari amici musicisti, Davide Van De Sfroos e Mimmo Cavallo. Fu una serata memorabile nel corso della quale Danilo propose uno stupendo video su Fragalà e i morti di Melissa e alcuni bellissimi pezzi popolari e dialogò con Davide e Mimmo sulla canzone popolare, una delle più belle serate culturali vissute a Caccuri. Mi riesce difficile pensare che non c'è più e che non sentiremo più la sua caratteristica voce cantarci quelle stupende canzoni e gli accordi di chitarra che ci deliziavano. Addio, Danilo, continua a cantare ovunque tu sia. 


17/11/2020

  
ADDIO A UN GRANDE AMICO, GIOVANNI GUZZO



    Mi è giunta questa mattina la dolorosa notizia della morte di un altro mio carissimo amico, Giovanni Guzzo,  che si è spento nel comasco, dove risedeva da moltissimi anni. Giovanni, conosciuto chissà perché, col soprannome di Malacera, lui che era una persona limpida, solare, generosa, era per me uno degli amici più cari. Una lunghissima, fraterna amicizia legava la mia famiglia alla sua. Di Giovanni ho, tra i tantissimi altri, un simpatico ricordo. Quando negli anni '80 feci per la prima volta un giro turistico nel comasco, lo trovai al centro di un incrocio di San Fermo della battaglia che dirigeva il traffico. Quando mi diede il via libera, gli passai vicino, abbassai il finestrino e gli gridai una imprecazione in caccurese stretto attirando la sua attenzione. Lui si voltò, mi riconobbe e mi saluto con un lieve sorriso e un con un cenno degli occhi si scusò per non potermi prestare attenzione continuando a controllare il traffico caotico. In quel sorriso c'era di tutto: l'amicizia, la gioia di quell'incontro inaspettato, l'affetto che nutriva per me. La sera, quando smontò dal servizio  ci ritrovammo in una delle tante feste de l'Unità e fu una festa nella festa. Giovanni è senz'altro una delle più belle persone che io abbia mai conosciuto assieme al padre, il carissimo Domenico e alla madre Domenica. Addio, Giovanni, ti ricorderò sempre con grande affetto. 

13/11/2020
          ADDIO AL MARESCIALLO PRASTARO



   
Ho appreso questa mattina, con grande tristezza, la notizia della scomparsa, all'età di 90 anni, del maresciallo dei carabinieri Carlo Prastaro. Era nato a Torino nel 1930. Arruolatosi nell'Arma, negli anni '50, col grado di brigadiere, comandò la Stazione dei carabinieri di Caccuri, all'epoca ubicata nella vecchia caserma di via Mergoli rivelandosi uno dei comandanti più buoni, più umani e più equilibrati nella storia della stazione caccurese, un carabiniere che faceva il suo dovere con zelo, ma anche nel rispetto della dignità dei cittadini come nelle migliori tradizioni di questa forza armata. Per questo fu stimato e amato da tutti i caccuresi, nessuno escluso, un amore che questa persona umile, cordiale, gentile, umana ricambiò sempre. Durante il servizio conobbe una ragazza di Caccuri, Adua Militerno che sposò e diventò la compagna della sua vita e il matrimonio rinsaldò ancor di più i legami col nostro paese. 
  
Quando muore uno come lui si spegne una stella, ma il ricordo della sua luce ci accompagnerà sempre. Addio, maresciallo, e grazie per averci insegnato a essere soprattutto uomini. 

13/11/2020
                     CACCURI: NESSUN NUOVO CONTAGIO DA GIORNI E 7 GUARITI 

     Cominciano ad arrivare le buone notizie sul fronte Covid, almeno nel nostro paese dove da qualche giorno  non si registrano nuovi casi di contagio. Oggi abbiamo appreso la notizia della guarigione di altre 6 persone che, aggiunte a quella già guarita nei giorni scorsi fa salire a 7 il numero dei contagiati che i si sono liberati dall'incubo. Attualmente, dunque, i positivi sono solo 28 e i focolai appaiono circoscritti. Evidentemente il personale sanitario e le autorità hanno fatto un buon lavoro anche grazie alla collaborazione della popolazione che dopo la scoperta di qualche focolaio ha mostrato di rispettare ancora di più le regole e le indicazioni delle autorità competenti. La saggezza paga sempre.Un plauso ai miei concittadini tutti. Gli auguri più calorosi e un grande abbraccio agli amici guariti

 


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