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     Martedì 21  luglio 2026

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21/07/2026

     NASCE A CACCURI DON VINCENZO DE FRANCO

 
 

Vincenzo de Franco  

    Vincenzo Maria Raffaele Eugenio De Franco nacque a Caccuri il 22 luglio del 1882 da Antonio e Maria Ambrosio, nella casa di via Principe di Piemonte ( il palazzo De Franco di via Buonasera). Il padre, possidente nato a Caccuri probabilmente nel 1859, era figlio di Vincenzo, capo della guardia urbana caccurese e membro della Commissione per il restauro delle case danneggiate dal terremoto del 1832  e dalla nobildonna Agata Florio, quindi fratello del vescovo mons. Raffaele e del sacerdote don Angelo morto prematuramente nel 1847.
     Completati gli studi umanistici, si iscrisse all’università conseguendo una laurea in farmacia e una  in medicina e chirurgia. Dopo aver esercitato per un breve  periodo la professione di medico e di farmacista, divenne segretario comunale di Caccuri, incarico che ricoprì per molti anni, senza rinunciare, comunque, a curare gratuitamente i pazienti caccuresi, collaborando col cognato, il dottor Vincenzo Ambrosio, medico condotto che egli aveva sostituito, negli anni ’20, nel ruolo di segretario comunale.  
Poi, lasciato l'incarico, tornò a esercitare con grande perizia e scrupolosità  la professione medica.

     Don Vincenzo De Franco fu un grande medico; un eccellente chirurgo, ortopedico, dentista, cardiologo, internista come doveva essere a quei tempi un medico di uno sperduto paesino come Caccuri, lontano dalle grandi città, nosocomi e centri diagnostici. Così riduceva  fratture, spesso con mezzi di fortuna eseguiva piccoli interventi chirurgici, effettuava diagnosi anche complicatissime, per non disponendo di ecografi, Tac, radiografie e altri sofisticati mezzi diagnostici che la moderna  tecnologia mette oggi a disposizione dei medici. Oltre che un grande medico, fu anche un eccellente farmacista, un provetto “speziale” ed erborista che preparava spesso pomate, unguenti, sciroppi, decotti con le erbe officinali del luogo per curare i suoi compaesani.  Proverbiale, ancora oggi, la sua bravura, ma anche  la disponibilità nei confronti di chiunque avesse qualche malanno e fosse perciò bisognevole di cure, così come  la saggezza che evidenziava in ogni occasione. Chissà quanta gente ha salvato in tanti anni di disinteressata attività?

    Don Vincenzo si spense il 13 agosto del 1961 nel palazzo di viale Convento (oggi via G. Dardani) adiacente la chiusa San Vito.

   Le sue orme furono calcate, in anni recenti, da alcuni suoi nipoti, bravissimi medici assai noti nella Regione e nel nostro comprensorio, il dott. Vincendo e Franco, fisiatra, il dott. Domenico Sperlì, pediatra, genetista e oncologo pediatra e la dottoressa Maria Luisa De Franco endocrinologa. 


                                                
 


ULTIME NOTIZIE  


22/07/2026
 ADDIO A DOMENICO LACAVA (MICUZZO) GRANDE LAVORATORE E UOMO ESEMPLARE. 


   In questi infuocati giorni di luglio nei quali un'opprimente calura impedisce di svolgere qualsiasi attività tanto che si è dovuto approvare un decreto ad hoc per aumentale le ore di Cassa integrazione e tenere a riposo i lavoratori impegnai nei cantieri, l'unica che non conosce soste o riposo è la morte che continua impietosa a falciare carissimi amici. Così dopo l'amico Peppino Noce, ieri la "Negra Parca" ha vigliaccamente ghermito nel sonno un altro carissimo, fraterno amico: Domenico Lacava per gi amici e per tutti i compaesani "Micuzzu" come avevano affettuosamente ribattezzato i caccuresi:
  Mico era un uomo buono, mite, leale, simpaticissimo, arguto. Emigrato giovanissimo in Svizzera aveva lavorato alle dipendenze di una impresa edile specializzandosi nella lavorazione del gesso e nella posa in opera di intonaci rifiniti con la scagliola. Rientrato in Italia, lavorò per molti anni nell'impresa edile del suocero, il compianto Giovanni Basile diventando un artigiano poliedrico capace di passare dagli intonaci alla carpenteria, alla muratura, alla piastrellatura. 
   Ciò che colpiva di lui, altre alla bontà d'animo, alla lealtà, alla gentilezza, alla stima e al rispetto che mostrava per tutti: giovani e anziani, amici o semplici conoscenti, all'onestà e alla laboriosità,  era ll'allegria, la gioia di vivere e di rendere felice che gli stava accanto, l'arguzia e l'ironia bonaria che condivideva con l'amato suocero. 
   Conoscevo Mico, di qualche anno più giovane di me, sin da fanciullo quando ancora abitava con la famiglia nel rione Misericordia e già allora i nostri rapporti erano improntati alla stima e al rispetto reciproco.  Poi ebbi modo di conoscerlo ancora meglio quando per alcuni anni lavorò alla costruzione della mia casa nel rione Croci assieme al suocero e diventammo amici fraterni. Poi comprai Zifarelli e Mico coltivava l'orto dei suoi genitori proprio di fronte la mia proprietà per cui era quasi tutti i pomeriggi a lavorare, cantare e motteggiare a 10 metri dalla mia proprietà e ci facevamo delle lunghissime, bellissime e indimenticabili chiacchierate. 
  Mico era un uomo positivo, empatico  che sapeva trasmettere la sua grande positività alle persone che lo circondavano.  La sua scomparsa è una perdita irreparabile non solo per la sua famiglia e per i sui parenti, ma per tutti gli amici e i compaesani. Con MIco se ne va  un amico, un fratello, un impagabile vicino di casa, ma anche un parte importante della mia storia e della storia del paese. 
  In questi momenti di grandissimo dolore ci stringiamo alla famiglia, alla cara Teresa, sua compagna di vita, ai figli, ai fratelli , alle sorelle, e ai parenti tutti ai quali vogliamo far giungere le nostre più sentite condoglianze.  
   Addio Mico,  ho avuto l'incommensurabile fortuna di averti come amico carissimo. Ora ho la sconsolante certezza ch non sentirò più la tua vice argentina cantare sotto l'enorme quercia di Zifarelli e un nodo mi stringe la gola. Non ti dimenticheremo mai. Risposa in pace caro amico, e grazie per aver condiviso con noi la tua esistenza e la tu a energia positiva. 

 

 


19
/07/2026
 ADDIO A PEPPINO NOCE, UN AMICO, UNCOMPAGNO, UN FRATELLO

      

   Ho appreso solo stamattina le ferale notizia della morte del mio amico fraterno e compagno Peppino Noce che si è spento ieri a Como dove risiedeva dagli anni 60 quando con i genitori, il fratelli e la famiglia si trasferì nella città lariana per motivi di lavoro. 
  Con Peppino perdo non solo un carissimo amico, un compagno leale e coraggioso, ma anche un fratello, una fonte preziosa di notizie storiche su Caccuri , sulla vita sociale della cittadina, sulle tradizioni, sui costumi, sulla lingua del nostro amato paese che mi forniva durante le lunghe chiacchierate quando d'estate tornava per qualche periodo di vacanza nella sua amata Caccuri e, da qualche anno, nel corso di lunghe e frequenti telefonate. Peppino, infatti, voleva sempre essere aggiornato sulla vita politica, sulla cronaca, sulla quotidianità caccurese. Ci eravamo sentiti qualche settimana fa e mi riproponevo di richiamarlo proprio in questi giorni. Sapevo che aveva seri problemi di salute, ma non immaginavo che sarebbe stata la nostra ultima chiacchierata. 
   Peppino Noce era un grande, Artigiano provetto, lasciato il suo paese, aveva fondato
, insieme ai fratelli, una rinomata impresa edile con la quale aveva costruito centinaia di appartamenti nel comasco e altre migliaia li aveva ristrutturati e godeva della stima e della fiducia dei suoi nuovi "concittadini. 
  Compagno leale e fedele alle idee e ai valori che condividevamo e nei quali credeva ciecamente, amava discutere con me,  con grande competenza, coerenza e passione di politica. 
  Dopo un paio di decenni nei quali a seguito del suo trasferimento in Lombardia ci eravamo persi di vista, negli anni 90 capitai a Como nel corso di uno dei mie viaggi turistici  attraverso l'Italia e decisi di fargli visita assieme e mia moglie e mio figlio. Non conoscevo lì'indirizzo della sua abitazione, ma non disperavo di trovarlo anche perché sapevo che nella provincia di Como era una vera "celebrità". Arrivato a San Fermo della Battaglia entrai in un bar per chiedere informazioni e mi sembrò di essere entrato nel bar di Caccuri; Tra i tanti caccuresi presenti fui riconosciuto dal compianto Giovanni Spatafora che mi venne subito incontro per salutarmi. A lui chiesi di Peppino e Giovanni mi indicò la casa dove risiedevano i fratelli Noce a poche centinaia di metri di distanza. Quando Peppino ci vide ci accolse calorosamente e non ci fu verso di farmi consigliare un albergo nel quale alloggiare per qualche giorno. Così per quasi una settimana godemmo della squisita ospitalità di Peppino e del fratelli Pasquale ed Enzo. Furono giorni indimenticabili. Il mio amico ci fece conoscere la città e i dintorni insegnandoci ad apprezzare la bellezza di quei luoghi magici nel mentre discutevamo appassionatamente di politica anche nel corso delle visite serali alle varie feste de l'Unità della provincia di Como.  . Tornato a Caccuri mi tuffai nella preparazione della festa de L'Unità e, qualche giorno dopo Peppino tornò nel suo paese e, non solo si mise a lavorare alacremente e disinteressatamente al villaggio de l'Unità secondo il costume dei comunisti di una volta, ma ci fece dono di una grande falce e martello rossa tempestata di lampadine colorate che da allora troneggiò nel villaggio di "Rittusa" durante le feste annuali del partito. Peppino era anche l'animatore appassionato dei dibattiti politici delle nostre feste assieme a un altro compagno anziano, il mio cugino prof. Antonio Guzzo. Tra le tante informazioni sulla storia di Caccuri e dell'Italia repubblicana, gli sarò sempre grato per avermi raccontato  quella della liberazione dalle carceri fasciste di Enrico Mattei nella quale ebbe parte determinante un nostro concittadino. Molto interessanti anche le notizie sull'artigianato caccurese nei primi decenni del Novecento e sulla tradizione della fabbricazione della calce nelle antiche calcare attorno al paese. Di Peppino conservo anche una stupenda mensola da lui costruita con tesserine di marmo chw fa bella mostra di sè nel mio studio di Caccuri, ma soprattutto il ricordo di un amico, di un compagno generoso, leale e incorruttibile. Addio, Peppino, le nostre chiacchierate, la tua saggezza, la tua bellezza interiore mi mancheranno tantissimo. Io e la mia famiglia non ti scorderemo e continueremo finché avremo vita a custodire  il tuo dolce ricorso e a lodare le tue virtù. In questi momenti di grandissimo dolore vogliamo far pervenire alla tua amata Rosina,, ai figli,  al fratello  Enzo, ai nipoti e ai parenti tutti le nostre più sentite condoglianze. Riposa in pace, compagno Peppino e grazi di tutto. 


26/03/2026
ADDIO A GIOVANNA LORIA, UNA DELLE PI
ù BELLE E STIMABILI  PERSONE CHE HO CONOSCIUTO 

                   
    Ho appreso solo nel pomeriggio di oggi la triste notizia del decesso dell
a carissima amica professoressa Giovanna Loria  coniugata Murgia che si è spenta ieri nell'Ospedale Civile di Cosenza dov'era ricoverata, all'età di 84 anni. Insegnante di lettere, educatrice e madre esemplare, Giovanna era altresì religiosissima. 
   Cattolica praticante, nello spirito cristiano,  ma praticava non solo le virtù teologali, ma anche e soprattutto le opere di misericordia corporali ispirate  al Vangelo di Matteo.
   Questa splendida donna, infatti, non tralasciava mai di visitare gli inferni ai quali portava anche l'eucarestia a domicilio, era caritatevole nei confronti dei bisognosi , consigliava i dubbiosi con "la parola di Dio."
   Quando mia moglie era gravemente ammalata la collega professoressa e "sorella di fede" non mancava mai di farle visita e di portarle una parola di speranza e di conforto insieme all'eucarestia. 
    La ricordo con particolare affetto e stima quando cercava più volte di scalfire anzi di demolire il mio ateismo nel generoso tentativo <di convertirmi alla religione cattolica e la delusione che le procurai "respingendo gli attacchi".  Ma lei era troppo intelligente e rispettosa delle idee degli altri per cui non mi serbò mai rancore, e, a differenza di altri integralisti laici o esponenti del clero,  non mi fece mancare il saluto e la stima, cosa della quale le sono profondamente grato. Giovanna fu anche moglie e madre esemplare di tre splendidi figli e persona integerrima. 
  Profondamente commossi, io, mia moglie e la mi famiglia ci stringiamo al marito, il caro amico Mario Murgia, al figli Giovanni, Menalba, mia carissima  alunna e Stefania  e ai parenti tutti ai quali vogliamo porgere le nostre più sentite condoglianze. 
   Addio , Giovanna, e grazie per averci dato due cose per noi più preziosissime: la tua stima e la tua splendida amicizia. Riposa in pace. 

19/03/2026

ANCHE CACCURI HA DETTO NO

Risultati del referendum sulla riforma costituzionale a Caccuri

                             Voti validi                       SI                             NO

1^ sezione              199                             98  (49,2%)           101(50,7%

2^ Sezione          313                       146 (4664%            167(53,35%)

3^ Sezione              114                              55 (48,24%)             59 (51,75%)

   Totali              626                       299(47,76&)        327 (52,23%

 



         

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