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IL
FATTO
UNDER WEAR: L'ARTE DI FiLOMENA GUZZO CONQUISTA BOLOGNA
di Peppino Marino
Non capita spesso che uno dei più
prestigiosi e importanti quotidiani italiani come La Repubblica si
occupi, nelle pagine locali di una città di
grande prestigio storico, culturale e accademico
, sede della più antica università del mondo ricca di opere d’arte e
monumenti che sono patrimonio universale dell’Unesco come Bologna, del
pregevole lavoro di una giovanissima artista; se poi la ragazza in
questione è originaria di un piccolo paese situato in Calabria, “nell’ultima
et estrema parte de Italia”, per dirla col grande Cicco Simonetta ed
è una delle tue più care e amate ex alunne, allora la soddisfazione e
la gioia sono davvero grandissime.
L’artista in questione è la nostra bravissima compaesana
Filomena Guzzo, stilista apprezzata anche fuori dei confini nazionali
che preso la Maison Malvasia, lo spazio di aggregazione di via Innocenzo
Malvasia della città felsinea, ha allestito un”Under wear”, una
istallazione artistica che trasforma gli scarti del fast fashion, ovvero
la moda veloce in una montagna di abiti al centro della quale è
collocata una vela. Gli abiti dismessi diventano così, spiega
l’artista, “un’onda statica, un paesaggio, la rappresentazione
plastica di “un eccesso senza senso, non una decorazione, ma
quesito”, una sorta di riflessione sul consumismo deleterio, sullo
spreco di materie, energie, lavoro spesso gettati rapidamente nella
pattumiera in un mondo che non riesce a sfamare, nutrire, vestire
miliardi di individui. Un simbolo di resistenza, un invito a
riflettere su ciò che indossiamo - dentro e fuori, un’opera che non
veste, ma svela.
Ho già avuto modo in passato di elogiare l’inesauribile
creatività della cara Filomena, una vena artistica che, vista giovane
età della nostra compaesana, è destinata a regalarci nei prossimi anni
altri tantissimi gioielli, ma quello che mi entusiasma e mi inorgoglisce
è soprattutto la potenza del messaggio artistico di Filomena, la sua
straordinaria capacità di trasmettere emozioni, idee e visioni del
mondo che trascendono il linguaggio verbale, il suo apprezzabile
ed encomiabile impegno sociale già emerso in altre sue pregevoli opere
come “Fine dei giochi”, l’installazione presentata la scorsa
estate proprio a Caccuri sui giochi rotti dei bambini che hanno la
sventura di abitare in paesi martoriati dalla guerra come la Palestina o
altri sfortunati paesi di questo sgangherato e cinico mondo. Grazie
anche per questo, Filomena, grazie perché la vera arte non è mai, né
dev’essere neutra, insensibile al dolore, alla sofferenza, alla
stupidità umana. L’erte deve contribuire a elevare spiritualmente e
culturalmente il fruitore e la tua arte ci riesce magnificamente. Un
abbraccio e ad maiora.
Il tuo vecchio maestro brontolone.
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ULTIME
NOTIZIE
22/01/2026
VIAGGIO I ISTRUZIONE UPMED NEI LUOGHI GIOACHIMITI

Ancora un interessante viaggio di istruzione organizzato
dell'Università Popolare Mediterranea di Crotone. Questa mattina i soci
dell'associazione culturale crotonese, con il presidente Maurizio
Mesoraca, hanno visitalo l'Abazia florense e i luoghi gioachimiti di San
Giovanni in Fiore. Guida turistica e culturale per l'occasione, il
professore Riccardo Succurro, insegnante, direttore didattico in
pensione, già dirigente politico e Sindaco di San Giovanni in Fiore e
oggi presidente del Centro Internazionale Studi Giochimiti, uomo
di vasta e solida cultura che, dopo essersi soffermato a lungo sulla
storia dell' Abazia, ha svolto una interessante lectio magistralis sul
pensiero dell'abate di Celico, sull'influenza del pensiero
escatologico e trinitario del monaco calabrese, visibile nella struttura
della Divina
Commedia, specialmente nella rappresentazione della Trinità come
tre cerchi e nella visione della rosa celeste, ispirate al Liber
Figurarum.
Dante, è noto, nutriva una profonda ammirazione per il
teologo e filosofo calabrese nei confronti dei quale si sentiva in
debito. Il Sommo Poeta fiorentino, infatti, ebbe l'opportunità di
conoscere il pensiero del teologo calabrese attraverso gli insegnamenti
che , giovanissimo, ricevette nella Scuola di Santa Croce da teologi
come Pietro Giovanni Olivi, un francescano francese che aveva aderito
alle tesi giaochimite e Ubertino da Casale, teologo italiano francescano
che, tra l'altro, influenzò con la sua visione filo-gioachimita l'iconologia
del ciclo di affreschi della basilica del santo ad Assisi; un
"debito culturale" che il "padre della lingua
italiana", pagò collocando l'abate calabrese nel cielo del Sole,
nel canto XII del Paradiso, tra i "dodici sapienti" che
circondano San Tommaso d'Aquino. Questa collocazione ne celebra la
sapienza teologica e la capacità di interpretare la volontà divina.
" lucemi dallato; il
calavrese abate Giovacchino; di spirito profetico dotato".
Il professore Succurro ha colto l'occasione per soffermarsi anche
sul pregevole lavoro del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti che
attraverso l'organizzazione di convegni che vedono la presenza
qualificata di studiosi e docenti universitari delle più prestigiose
università del mondo, pubblicazioni e altro, ha riportato la cultura
gioachimita all'attenzione
dei più grandi studiosi del pianeta facendo emergere il grandissimo
contributo del pensiero gioachimita alla cultura mondiale, un contributo
profondo e duraturo.
La visita guidata si è chiusa poi con il tradizionale pranzo a
base di maiale al ristorante La Roccia di Caccuri, come sempre
eccellentemente preparato dalla proprietaria Dora Sganga. A
rendere il tutto ancora più piacevole la chitarra e la voce del
carissimo amico cantastorie Salvatore (Turuzzu) Bellio. Un grazie al
presidente Mesoraca e ai soci Upmed per questa interessate occasione di
arricchimento culturale e sociale.
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