Sulla sedia a dondolo
                       di Peppino Marino  
   A  una certa età  non è facile lavorare, non è facile scrivere, spesso non è facile nemmeno pensare. Lo si può fare solo se ci si limita a pensieri brevi, scritti altrettanto stringati, riflessioni fugaci sugli avvenimenti che ci scorrono davanti, magari, all'ironia  mentre con l'arrivo dei primi freddi ci trasferiamo dalla sdraio "alla sedia a dondolo".    
                         
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                                                                ESTATE
                                                              di Peppino Marino

       Di questo maledetto 2020, di questo stramaledetto virus non se ne può più. Per fortuna da marzo a luglio mi sono goduto Zifarelli, altrimenti sarei impazzito, ma col rientro in paese e con i divieti e la paura di uscire la mente vaga e affiorano i ricordi..........

Da questa dolce brezza,
deh, lasciati cullare
 
perché non v'è certezza
 
s'arrivi il temporale
e se la pioggia viene
qui non si sta più bene
e allor, tappato in casa, ti toccherà restar.
 
Di sol fai dunque incetta
 
che inverno già t'aspetta
ed in quei giorni tristi,
fra pianti ed alti lai l'estate bramerai!

 

                                                                      COSì VA IL MONDO
                                                                        di Peppino Marino

 

Che mondo strano!
L’ingiustizia fa strame
D’ogni legalità.
La carità pelosa
Spesso si sposa
Con la vanità.

La mucca è ricca
E il cane non ha pane;
piange il vitello
e, intanto, succhia il latte,
mentre al gatto randagio
manca tutto.

La formica ha già pieni i suoi granai
e la cicala piange sui suoi guai
quand’ecco arriva il tele imbonitore: 

“Coraggio, amici,
grida lo strillone, 
i vostri guai son prossimi alla fine;
farò sparir l’angoscia dei balzelli,
sarete tutti ricchi, sani e belli
e i calvi riavranno anche i capelli.
Pace, salute, amor, prosperità
V’offre la ditta delle amenità. 

Il sogno è bello, un sogno così raro…..
Però il risveglio è tanto, troppo amaro.

                             'NA MACCHJIA A 'N' UTRU 'E OGLIU                                    

   Mintere 'na macchjia a 'n'utu 'e ogliu. 

     Immaginate l'esterno di un vecchio otre di pelle per il trasporto dell'olio, oppure uno di terracotta che per anni ha contenuto olio. Adesso provate a immaginare che sullo stesso cadano alcune gocce di olio che formano l'ennesima macchia e ditemi qual è l'entità del danno prodotto da quest'ultimo accidente ed ecco spiegato il significato di questo antico detto caccurese.  Eppure spesso si lanciano alti lai per qualche piccola macchia su otri vecchi e puzzolenti. C'è da schiattare dal ridere.  

                                         INCOSCIENTE!

    Che tempi! Oggi ho rimproverato severamente mia moglie per la sua imprudenza.  Al telefono con una amica, si lamentava del fatto che non può più fare le tante cose che faceva una volta e della vita monotona che è costretta a vivere per questi motivi. L’amica la consolava per tirarla un po’ su e lei, incosciente, a un certo punto le ha risposto: “No, ma, io non mi abbatto, sono positiva.” Voi capite che di questi tempi, metti che qualcuno si trovava a passare sotto casa, sentendo una cosa del genere, come minimo poteva chiamare l’ Asp e metterci in quarantena forzata. Incosciente! Che tempi, ragazzi!

 

     Povera pelle e disperata sola, mo ch’è chjiavàta ‘n mau alli scarpàri!

   Ecco un altro bellissimo proverbio che, oltre al valore educativo, al dolore e al rammarico che evoca, mi affascina per la sua musicalità, per la bellezza della lingua, questa nostra lingua materna che, non solo è un inestimabile patrimonio lessicale, ma anche una miniera inesauribile di emozioni, 
  Il significato è abbastanza chiaro: è un grido di dolore, la commiserazione (o l'auto commiserazione) per chi finisce nelle grinfie di persone poco raccomandabili come la pelle o la suola nelle mani dei ciabattini, un invito a stare in guardia. Capito amici calabresi?

 

                                                                             LA VEDO NERA

    Ditemi quello che volete, ma io la vedo nera. Nei mesi scorsi ci eravamo illusi che tutto stesse per finire, che si sarebbe tornati presto alla vita normale, invece pare che fossimo solo all'inizio. Più passano i giorni, più il cerchio di questo maledetto virus si restringe e strangola amici, parenti, gente a noi vicina. Questa seconda ondata ci sta davvero travolgendo, non solo quella dei contagi, ma quella non meno pericolosa degli scienziati o sedicenti tali che dicono tutto e il contrario di tutto, che si sentono in dovere di spiegarci ogni cinque minuti, spacciandolo per verità assoluta, quello che non sanno e quello che gli scienziati veri, quelli seri, con molta umiltà ci dicono di non sapere. Ancora più pericolosa l'onda dei parolai televisivi che si spacciano per giornalisti e conduttori e che allestiscono centinaia e centinaia di programmi pollaio nei quali galli e galline starnazzano tutto il giorno seminando panico, disinformazione a aizzando tutti contro tutti in una baraonda indescrivibile. Intanto, passando in macchina per le strade mi capita spesso di vedere crocchi di imbecilli con la mascherina calata sul collo che chiacchierano amabilmente. Speriamo bene. Da parte mia, oltre a restarmene in casa il più possibile o in campagna da solo, eviterò in futuro di parlare di virus e pandemia, sia perché non ho alcuna competenza in merito come una cinquantina di milioni di italiani che una volta facevano i commissari tecnici della nazionale, prima di diventare tuttologi e oggi virologi e infettivologi, sia perché voglio parlare solo di cose allegre che ci facciano uscire da questo stato angoscioso. 

 

                                                 'U MUNNU PAGLIUSU

Quannu viri ‘u munnu pagliusu, circa cipolla, ‘un circare casu. (Quando ci sono difficoltà e ristrettezze, accontentati di quello che puoi avere, non cercare l’impossibile). 

   Vi invito a riflettere un po' sulla bellezza di questo proverbio, su quell'aggettivo "pagliusu" usato per definire con una sintesi della quale solo i dialetti sono capaci, una situazione di necessità, la miseria, le ristrettezze, le difficoltà, comprese quelle che stiamo vivendo in questo terribile anno bisestile. Quando vedi il mondo "pagliusu" accontentati di quel poco che hai, non cercare la luna, non creare altre difficoltà, non mugugnare, indossa la mascherina, rispetta le regole, non cercare " 'u casu" (il formaggio", accontentati della cipolla, non cercare le discoteche, le serate mondane, l'apericena, la festa di compleanno con i fuochi pirotecnici, accontentati "della cipolla", magari di un libro, di un bel film in televisione. Grandi i nostri vecchi che ne inventarono un altro: chi si contenta gode, chi non si contenta, oggi muore. 

 

                                                        MINESTRA "MUSICALE"

  Oggi ci siamo regalati una squisita minestra maritata o, se proprio volete essere pignoli, mischiata, dal momento che non abbiamo usato la carne come nella classica mariatata napoletana, ma solo cicorie, fagioli e patate di Zifarelli i cui tre sapori si amalgamano deliziosamente e vanno a formare "un accordo gastronomico" di minore che diventa di maggiore con l'aggiunta di un cucchiaino di olio santo che non è quello della chiesa, ma una delizia epicurea che per questo tipo di minestra è la morte sua. Un piatto povero, vegetale, delizia per il palato, ma anche amico del fegato e colagogo.

 

                     SCIOGLILINGUA
                   di Peppino Marino



  Sempre per non  pensare ai guai del presente ai guai del presente, se vi va, recitate 30 volte, a mo' di rosario, questoi scioglilingua. 

Nella campagna di Pontremoli

Trenta trattori la terra aravano

Tredici trapani trapanavano

Trentatré trottole trottolavano,

trentuno tigri, trecento tigrotti,

tre melograni, tremilatrentotto

tinche trincavano insieme alle triglie

mentre le trote guizzavano tronfie

nell’acqua fresca  del torrente, gonfie

lucci e cavedani con l’arborella

lieti ballavano la tarantella

il pescatore mangiava la pesca

dal grano duro si leva la crusca

e dalla tasca una zampa di mosca

tripode, trucido, tremulo, tremito

ma non c’era traccia di trasmissioni

solo trambusto, trattati e traguardi,

tramonti, tricicli e trastulli e tromboni.

                                   LA SITUAZIONE E' GRAVE, MA NON E' SERIA



   Come diceva il compianto Massimo Troisi, "Non ci resta che piangere" oppure prenderla a ridere e cantare sulle note di Antonello Venditti, fate voi. Ma credo che una altro grande, Ennio Flaiano, avesse previsto anche questa quando disse: "La situazione è grave, ma non è seria." 

Zona rossa, zona gialla
Zona bianca, zona nera
Per il virus siamo nella stessa sfera (terrestre)
Il suo nome è diventato una bufera.

Tutto cominciò in un triste mattino
due contagi e tre tamponi
e poi il covid che dilaga nei rioni
E da lì in tutto l’Orbe e nei cantoni.

Si tratterebbe di criticare 
chi si fa il mazzo in ospedale,
nelle scuole, al governo, e nelle sale
delle terapie intensive messe male,
tanto per raccattare un po’ di voti
e restare a galla sempre i soliti noti
che  massacrano servizi e stato sociale
e privatizzano perfino l’ospedale, 
mentre monta già, incredibile!, la rabbia
di questa povera e infelice terra di Calabria.



                                                 
               LA NUOVA CARTA DI IDENTITA'


  Si parla tanto delle nuove carte di identità; saranno così? Mi sa di si!

 

 

                                                                           CASTA PASTA

    In fondo essere dichiarati "Zona rossa" non dispiace poi tanto.  A parte l'illusione di un vecchio bolscevìco un po' rintronato come me di essere tornati ai vecchi, gloriosi tempi, l'essere costretti a non uscire di casa ti costringe a inventarti qualche passatempo per trascorrere la giornata. Così capita che ti metti ai fornelli per sbizzarrirti e cercare di farti un'idea della varietà e dell'eccellenza della cucina siciliana. Per questo oggi, dopo settimane di caponata, ho provato a preparami una pasta casta, cioè una pasta diva, insomma una pasta alla Norma, l'eccellente  piatto nato a Catania ai primi del Novecento a base di pomodoro fresco, melanzane, basilico e ricotta salata così battezzato dal giornalista Nino Martoglio che assimilava le sensazioni che provocano i sapori di questa delizioso primo piatto a quelle che si provano ascoltando la musica della celebre opera di Vincenzo Bellini. Purtroppo non avevo a disposizione il basilico per cui mi sono arrangiato con sedano e menta, ma il piatto è risultato ugualmente squisito e mi riproposto, appena potrò tornare a Zifarelli e raccogliere il basilico, di ripetere l'esperimento. Intanto oggi mi sono proprio scialato assaporando il piatto, mentre la mente cantava la celebre preghiera alla luna della sacerdotessa gallica nata dalla fantasia di Felice Romani. 

   

                      L'ULTIMO COLPO DI TEATRO DEL GRANDE GIGI

  Leggo sui social e sento dai Tg che sarebbe morto Gigi Proietti; l'ennesima bufala: Gigi è immortale, Gigi non può morire, non morirà mai perché gli uomini come lui, i geni, le icone dell' arte, della cultura popolare, gli attori e i giullari, gli intellettuali veri, i cominci irresistibili, irrefrenabili, autori di gag che ci hanno fatto ridere e riflettere. nonm muoiono mai;  un uomo come te che sapeva ridere di se stesso e far ridere milioni e milioni di persone non muore mai. Come Chaplin, come Totò, come Eduardo, come tantissimi grandi che hanno calcato le scene italiane e internazionali. Dai, Gigi inventati l'ultimo colpo di teatro, rientra in scena, beffa la morte e apostrofala con quel geniale verso che rubasti a Jaque Brell per tradurlo nel tuo brillante romanesco, perché la morte è,  e resterà per sempre, la Margherita de La signora delle camelie, la tua piece teatrale breve più bella che io abbia mai visto. Gigi, non lasciarci, ti vogliamo un mondo di bene. Non ti dico addio, solo arrivederci. 

 

                                     FILASTROCCA DI NOVEMBRE

 



Un saluto a novembre con questa breve filastrocca.

Filastrocca delle conquiste  
di tutti i mesi, Novembre è il più triste  
perché ci ricorda tutti i defunti,  
i nostri parenti, i nostri congiunti,  
gli amici più cari che ci hanno lasciato  
in questo mondo desolato,  
un mondo che, ogni giorno è peggiore,  
un mondo di lutti, fame e dolore.
Quest’anno, poi che malinconia!,  
abbiamo pure la pandemia, 
ma non l'abbiamo fatta grossa,
pur se ora siamo zona rossa.
Per fortuna c’è San Martino,  
il santo del mosto che diventa vino;  
con la sua estate breve e gradita  
ci riconcilia con la vita  
regalandoci un raggio di sole  
per rinnovare il suo gesto d’amore.