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ANCHE PER QUESTO AL
REFERENDUM VOTO NO
Devo
alla sottile, proverbiale arguzia
del mio amico Mario Mosca
l'ispirazione per questo raccontino che rafforza la mia convinzione di
votare No al Referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati,
che è, in realtà, un subdolo tentativo di modificare la Costituzione
per minale l'autonomia di uno della Magistratura così come voluta dai
Padri costituenti e mettera sotto il controllo dell'esecutivo
per salvare dai processi politici
ladri e ocrrotti che già con numerose leggi ordinarie, si sono
garantiti l'impunità per alcuni gravi reati ai danni della
collettività. Sono sicuro che leggendolo finirete per votare no
anche voi: In fondo il diavolo non è brutto come lo si vuol
dipingere.

L'ingegnere
Giovanni Spaccamonti soffriva da qualche giorno di fastidiosi disturbi
che lo convinsero a sottoporsi a visita modica presso un noto luminare
che aveva il suo ambulatorio in città. Lo specialista, dopo un'accurata
e scrupolosa visita, gli comunico con angoscia il terribile verdetto:
" Caro amico, purtroppo il suo male è di quelli che non perdona:
alla luce degli esami le do solo 6 mesi di vita."
Il giovane professionista si sentì crollare il mondo
addosso ed uscì sconvolto dallo studio medico. Mentre tornava a casa
pensava che ormai quel poco che gli restava da vivere non valeva niente;
al massimo poteva approfittarne per togliersi qualche sfizio. Aveva una
suocera invadente e carogna che più volte avrebbe voluto strozzare.
Ora, restandogli pochi mesi di vita, pensò che era venuto il momento di
mettere i atto questo antico progetto e togliersi il più grande tra i
suoi sfizi e il giorno dopo mise in atto il suo insano progetto.
Sorpresa la suocera sola in casa, L'aggredì e la strozzò con un laccio
intorno al collo. La povera donna ebbe però il tempo di urlare
terrorizzata e alle sue urla disperate accorsero i vicini che
immobilizzarono l'uomo e lo consegnarono ai carabinieri prontamente
chiamati da qualcuno. Purtroppo per la donna non c'era più niente da
fare se non constatarne il decesso.
Arrestato in flagranza di reato, l'ingegnere fu processato dopo
pochi giorni e ritenuto colpevole di omicidio volontario. Allora il
giudice lo fece alzare in piedi e gli lesse la sentenza: " Poiché
questa Corte la ritiene colpevole di
omicidio volontario ai danni di sua suocera, la condanno a 30 anni
di carcere da scontare in un penitenziario della Repubblica."
A questo punto in aula scoppiò un parapiglia e i
carabinieri faticarono non poco per trattenere il reo che voleva
lanciarsi sul giudice. I carabinieri, ovviamente, equivocarono le
intenzioni del giovane che, per questo motivo, si sentì in dovere di
chiarire l'equivoco.: " Non volevo aggredire il giudice, raccontò
agli esterrefatti tutori dell'ordine, ma solo abbracciarlo e
ringraziarlo per la sua generosità. Il medico, infatti, mi aneva dato
solo 6 mesi di vita, mentre il giudice, generosamente, me ne dà 30
anni. come non essergli riconoscente?"
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