UN RIMEDIO EFFICACE
 



    In questi tristi giorni vediamo, se ci riusciamo, di ridere un po' con qualcosa di leggero. Buona lettura

 

L’ambulatorio era affollato di pazienti non precisamente pazienti: le liti sul rispetto del turno erano frequenti e, spesso, trascendevano al punto che i protagonisti e le protagoniste si rinfacciavano vecchie mancanze o comportamenti non proprio edificanti che dovevano restare segreti ma, che, in quel clima di rissa venivano rese di dominio pubblico per lo spasso di chi aveva la fortuna di assistere a queste spassose sceneggiate.

In quel periodo la solita influenza aveva messo a letto metà del paese e l’altra metà faceva la spola tra l’ambulatorio  e la farmacia per curare i familiari. Oltre a malati e infermieri, vi erano anche gli sfaccendati e gli ipocondriaci che frequentavano quel luogo di sofferenza, più per passare il tempo e parlare di malattie immaginarie che per effettiva necessità. Di questa categoria faceva parte anche mastro Nicola, un falegname che trascorreva le sue giornate organizzando burle ai danni dei malcapitati compaesani.

Verso mezzogiorno don Cicco aveva oramai quasi smaltito la folla di malati e di familiari che si erano presentati in ambulatorio sin dal mattino presto: sulle panche dell’anticamera sedevano solo mastro Nicola, Pasqualino, un ragazzo di ventidue anni con una sciarpa annodata sulla testa come una museruola e un paio di donne.

Il giovane gemeva mestamente per il mal di denti che lo torturava da alcuni giorni e che la notte non lo faceva dormire. “Don Ciccio, pensava il poveraccio, mi darà certamente un rimedio per lenire questo insopportabile dolore” e aspettava pazientemente il suo turno. Era un bravo ragazzo, educato, rispettoso con i vecchi, servizievole, ma, poverino, era un po’ dolce di sale e gli amici si prendevano gioco di lui.

“Che hai, povero Pasqualino, lo apostrofò quel briccone di mastro Nicola, perché ti lamenti tanto? Ti vedo ridotto in uno stato compassionevole. Soffri terribilmente, a quanto vedo.”

“Mastro Nicola mio, gli rispose il giovanotto, non me ne parlate! E’ una settimana che sto passando le pene dell’inferno; ho un mal di denti insopportabile, non ne posso più; il dolore non mi dà tregua né notte, né giorno. Speriamo che don Ciccio mi dia un rimedio che mi faccia trovare un po’ di requie.”

“Tutto qui, riprese quel lazzarone di mastro Nicola, e tu ti tieni il mal di denti per un settimana, soffri terribilmente per il dolore, quando te lo puoi togliere subito? C’è un rimedio efficacissimo, miracoloso, se vuoi te lo insegno.” Figuriamoci la gioia di Pasqualino quando si sentì fare questo discorso!; per un attimo gli sembrò che il dolore fosse addirittura scomparso. “Certo che voglio, rispose il poveraccio, vi prego, mastro Nicola, insegnatemi questo rimedio, ve ne sarò grato per tutta la vita.”

“Niente di più facile, rispose mastro Nicola, hai della patate in casa?” “Certo che ne ho, riprese Pasqualino, ne ho due sacchi, quest’anno è stata una buona annata e poi il mio Cucco è proprio la zona adatta per le patate, è una terra buona.”  “Benissimo, riprese il cinico artigiano, allora devi sbucciare una grossa patata , tagliarla a fettine sottili  e metterle in bocca  stringendola tra i denti che fanno male. Fatto   questo basta infilare la testa nel forno della cucina. Quando le patate saranno cotte non sentirai più il mal di denti.”

“Ma, obiettò perplesso Pasqualino, in questo modo si cuocerà anche la mia testa.”   “Non ti preoccupare, lo rassicurò quel miserabile, la tua testa è molto più dura. Invece le patate sono tenere per cui cuoceranno molto prima.”